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ORI DI SOGLIANO

 
 
L’associazione ASTROFILI SOGLIANESI VEGA
e’ presente alla manifestazione “Ori di Sogliano”.
In questa importante serata
potrete seguire, oltre all’osservazione del cielo tramite i nostri telescopi, anche una interessante spiegazione
della volta celeste che si svolgerà all’interno di un planetario autocostruito
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GUARDA LA MAPPA ALLEGATA E VIENI A TROVARCI!! TI ASPETTIAMO

I Vincitori del Primo Concorso di Astrofotografia “Astrofili Soglianesi Vega”

 

Con grande entusiasmo, l’associazione Astrofili Soglianesi “VEGA”  è lieta di celebrare i tre vincitori del primo concorso di Astrofotografia, tenutosi nel corso della fiera del formaggio di fossa a Sogliano al Rubicone.

 

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Secondo Classificato:

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V invitiamo a visitare la gallery dell’evento.

L’associazione ringrazia i partecipanti al concorso 😀

1° Concorso di Astrofotografia

 

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L’associazione Astrofili VEGA

è lieta di annunciare

il 1° CONCORSO DI ASTROFOTOGRAFIA PER PRINCIPIANTI

Dal 23 Novembre al 30 Novembre 2014

Quando, Dove e Perchè?

Durante la sagra del formaggio di fossa nelle domeniche di 23 e 30 novembre piu il 7 dicembre, gli Astrofili Soglianesi Vega organizzano una mostra di strumenti e proiezione di foto astronomiche,gli orari sono dalle ore 09,30 fino alle 18,00 per tutte e tre le domeniche,l’ingresso è gratuito. Meteo permettendo saranno a diposizione dei visitatori un telescopio solare per l’osservazione diretta del sole e dopo il tramonto un telescopio per il cielo notturno. Sarà possibile fare fotografie sia con reflex che con smartphone grazie agli adattatori forniti dall’associazione.In comcomitanza dell’evento l’associazione ha indetto un concorso fotografico aperto a tutti i non professionisti. Quindi, quale miglior occasione per organizzare un concorso dedicato a tutti i principianti che visiteranno la mostra?

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REGOLAMENTO DEL CONCORSO FOTOGRAFICO

 

Gli Astrofili Soglianesi Vega indicono un concorso fotografico aperto a tutti i non professionisti con il seguente regolamento:

1 si accettano foto di qualsiasi formato che abbiano per soggetto l’astronomia,panorami con sfondo contenente la Luna o il Sole e fenomeni metereologici del cielo(nubi,arcobaleni,ecc)

2 si possono presentare massimo due foto per partecipante

3 il termine ultimo per presentare le foto è domenica 30 novembre la premiazione avverrà domenica 7 dicembre.

4 il costo è di 1 € a foto presentata.

5 verrà premiata la foto piu bella ad insindacabile giudizio del direttivo

6 il premio sarà cosi composto in base al numero dei partecipanti: fino a 9 una maglietta, da 10 a 14 una maglietta e un formaggio di fossa,da 15 in poi una maglietta ,un formaggio di fossa e un salame.

7 le foto dovranno essere stampate e se dotate di supporto saranno appese all’interno dei locali della mostra fino al termine della sagra

8 la foto vincitrice sara l’immagine di copertina della pagina facebook degli Astrofili Soglianesi almeno fino al 31/12/2014

 

PARTECIPA ANCHE TU, CON UNA TUA FOTO ALLA LUNA O COSTELLAZIONI O ALTRI SOGGETTI CELESTI!

Non servono competenze particolari

quindi che aspetti?

ESCI, GUARDA IL CIELO E SCATTA

Per ulteriori informazioni

mail: info@astrofilisoglianesi.it

o sul nostro stream Facebook

L’eclisse di Luna del 14 Aprile 2014

Nonostante l’evento non fosse visibile dall’Italia, la nostra amica Roberta Pizzinelli ha creato questo bellissimo collage di foto assistendo all’evento in streaming.

Grazie Roberta 😀
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Roberta Pizzinelli e Luca Parmitano

L’associazione Astrofili Soglianesi VEGA ha il piacere di pubblicare sulle proprie pagine questo bel racconto di Roberta Pizzinelli, astrofila appassionata e fan virtual friend del grandioso Luca Parmitano6

Nel cielo brillano tante stelle  e se  uno osserva attentamente a volte qualcuna passa  da una parte all’altra e si nasconde nell’atmosfera .

In particolare mi riferisco alla Stazione Spaziale Internazionale detta ISS che ad orari diversi e con luminosità diversa solca il nostro cielo e  quando entra nell’orbita europea abbiamo la possibilità di osservarla e chi ne ha voglia catturarne l’immagine.

Lo scorso semestre dell’anno 2013 a bordo della ISS c’era un nostro connazionale il maggiore dell’aeronautica militare LUCA PARMITANO , che si è alacremente adoperato per far si che ci si potesse mettere in contatto direttamente- virtualmente con la Stazione, creando una pagina FB dedicata.

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In questa pagina postava foto scattate dalla cupola, (parte della ISS  da cui si poteva ammirare tutta la bellezza del nostro pianeta Terra  ed i contorni dello Spazio), con relativo commento del luogo e delle sue emozioni, sia in lingua italiana che in inglese perchè  il sito era appunto Internazionale ,ma non solo ,c’era spazio anche per i commenti delle tante persone  che seguivano  e meraviglie delle meraviglie non mancavano mai le risposte di  ASTROLUCA (cosi denominato dai fans),più o meno tecniche,scherzose, con diverse emoticon e complete di tutto quanto messo a disposizione dai moderni “social network” 😀
Tra questi fans ero presente pure io  e devo dire  che ricevere i commenti dalla ISS è stato davvero emozionante,è stato come essere a bordo  e a proposito…
Tramite i collegamenti della NASA ,visibili sul Sito dedicato, ci si è potuto intrufolare nel modulo e osservare l’equipaggio(in prevalenza Parmitano),nel suo quotidiano,nelle varie attività dal momento dei lavori (esperimenti – riparazione guasti – ginnastica- tempo libero etc.,conferenze in collegamento con scuole dove gli alunni ponevano domande..)il tutto sotto il controllo Base Nasa.
Devo dire che tutto questo mi ha molto preso  è stato interessante osservare come ci si muove a bordo della stazione.. si fluttua e gli oggetti galleggiano….. si usa il velcro x fare aderire le cose  e a tal proposito…
Cose curiose…..Il nostro ASTROLUCA masticava chewin-gum mentre era intento ad un computer che poi ha prontamente appiccicato da qualche parte appena si è reso conto di essere in collegamento web e ciò non è passato inosservato dagli “amici” che hanno naturalmente commentato..
A me è capitato di vedere Parmitano che apriva una scatola dopo l’altra e mi è venuto spontaneo digGli che lo avevo visto curiosare..
La sua pronta risposta a breve giro è stata: -non curiosavo stavo cercando un pezzo!- :mrgreen:
Gli ho chiesto l’autografo e nel giro di poco è arrivato..mi sono documentata è originale… firmano le foto prima di partire naturalemte vengono distribuite dal loro centro europeo di formazione

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Cose strane? No solo previsti imprevisti e naturalmente in nostro AstroLuca perfettamente addestrato
e dotato di sangue freddo,aggiungo,si è trovato nella seconda uscita nell’aperto spazio celeste a dover risolvere un problemino…  per  colpa di un certo meccanismo mal funzionante etcc. si è ritrovato il casco che si stava riempiendo di acqua.. .quindi dietrofront toc toc (si fa x dire) al portellone e gli amici l’hanno prontamente liberato
Altra cosa che ha tenuto un po’ col fiato sospeso ma meno grave la cattura del Cignus,la capsula che portava rifornimenti ,ha mancato per colpa di un calcolino del GPS l’aggancio e qui tutti a chiedere quando sarebbe stato il prossimo tentativo,nel frattempo altri 3 astronauti sono arrivati a bordo ..e il cignus?
Ha visto il suo peluche comparire sui tavoli degli addetti NASA e poi finalmente l’aggancio sempre ad opera del maggiore Luca Parmitano, per non farci mancare niente c’è stata la chiusura dei canali informativi e uffici abbandonati a causa di mancanza fondi – garantita solo  l’assistenza agli astronauti americani per fortuna l’agenzia spaziale europea salvaguardava il nostro AstroLUCA,il tutto ripristinato a breve giro .
Un’ultima cosa ,ma tante ce ne sono ,per accogliere un ulteriore gruppo di astronauti è stato necessario spostare a volo “libero” l’ultima Soyuz arrivata  e naturalmente  chi se non LUI  ..non si è fatto mancare niente!

E’ stata una missione molto affollata nove astronauti a bordo della  ISS con previsti ed imprevisti ma è stato molto bello seguirne le vicende.

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Pizzinelli Roberta

Credits Image: Pizzinelli Roberta

 

 




Annuncio ad Harvard: scoperti i primi «tremori» del Big Bang

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Di Leopoldo Benacchio

Per la prima volta si é riusciti a catturare l’eco gravitazione del Big Bang. L’esperimento BICEP2 (Background Imaging of Cosmic Extragalactic Polarization) é riuscito a scorgere il segnale delle onde gravitazionali nelle perturbazioni della radiazione cosmica di fondo dell’Universo. La scoperta di questa sorta di ‘ecò dei primissimi istanti di vita dell’Universo potrebbe confermare definitivamente la Teoria dell’Inflazione, che prevede un’espansione vertiginosa dell’Universo subito dopo il Big Bang, e che servirebbe a spiegare perché l’Universo é così ‘uniformé da un punto all’altro. L’annuncio é stato dato durante una conferenza stampa che si é tenuta presso l’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, una delle numerose istituzioni scientifiche coinvolte nel progetto, da parte del team guidato da John Kovac, che ha presentato due manoscritti che saranno poi sottoposti alle riviste peer-reviewed.

Si tratta di una teoria che, tuttavia, finora non ha mai avuto una consistente credibilità nella comunità scientifica. «Le onde gravitazionali primordiali – spiega il fisico Hiranya Peiris, dello University College London – sono sempre state considerate come una possibile ‘pistola fumanté dell’Inflazione», perché i cosmologi pensano che solo l’Inflazione avrebbe potuto amplificare le lievissime onde gravitazionali primordiali fino a renderle strumentalmente rilevabili. Riuscire a captarle, rimuovendo i vari fenomeni di disturbo dovuti al viaggio di queste onde attraverso l’Universo e gli ammassi di galassie, a detta di molti scienziati potrebbe anche valere un Nobel. BICEP2 rappresenta la seconda generazione dell’esperimento Background Imaging of Cosmic Extragalactic Polarization, ed é un telescopio americano operativo in Antartide che, dal punto di vista tecnico, é sensibile alla polarizzazione della radiazione cosmica di fondo a microonde, in particolare nelle bande 100 e 150 GHz.

Gli scienziati, nel nuovo studio, hanno distinto le onde gravitazionali dalle fluttuazioni di densità dell’Universo usando la polarizzazione della radiazione cosmica di fondo. In particolare, i ricercatori hanno sfruttato la diversa forza delle onde gravitazionali a differenti lunghezze d’onda. Questo studio potrebbe rivelare molti dettagli dell’Inflazione, fra cui il valore della ‘densità d’energià dell’Universo durante il periodo inflattivo, un parametro cruciale per il destino ultimo dell’Universo, dato che permette di capire se continuerà a espandersi per sempre oppure no.

Fonte

Identificato il cratere d’origine di quasi tutte le meteoriti marziane

La maggior parte dei frammenti di suolo marziano giunti sulla Terra proverrebbe dal cratere Mojave, formatosi 5 milioni di anni fa su un letto di rocce antichissime. Un’ipotesi che, se confermata, metterebbe in discussione gran parte della storia geologica di Marte descritta finora.

Una ricostruzione 3D del margine del cratere Mojave.

Una ricostruzione 3D del margine del cratere Mojave.

5 milioni di anni fa una grossa meteora avrebbe colpito Marte e il violentissimo impatto potrebbe aver strappando dal suo suolo frammenti di roccia che – dopo un lungo viaggio interplanetario – sono giunti fino a noi.

Secondo uno studio dell’Università di Oslo (Norvegia) il 75% delle 150 meteoriti marziane cadute sulla Terra (le cosiddette “shergottiti”, dal nome della località indiana di Sherghati, dove fu scoperta la prima) sarebbero arrivate proprio a seguito di questo evento catastrofico. E forse il punto esatto di questo “scontro” è stato finalmente individuato: si tratta del cratere Mojave, un “buco” largo 55 chilometri e profondo 2,6, situato in corrispondenza dell’equatore di Marte.

Più antichi di quel che sembra
Capire da dove provengano, e quanto antichi siano, i frammenti di roccia marziana attualmente in nostro possesso è fondamentale per comprendere la storia geologica di Marte, il più “terrestre” dei pianeti del Sistema Solare. Precedenti analisi sulle shergottiti avevano fatto ipotizzare che si trattasse di rocce molto giovani, cristallizzatesi tra i 150 e i 600 milioni di anni fa.

Ma per gli scienziati norvegesi questi frammenti sarebbero molto più vecchi: avrebbero la stessa età del suolo in cui è stato scavato il cratere, e cioè all’incirca 4,3 miliardi di anni. L’analisi dei raggi cosmici accumulati dalle rocce durante la loro traversata interplanetaria farebbe pensare che abbiano viaggiato per 5 milioni di anni prima di piombare sulla Terra.

La datazione dell’impatto che avrebbe dato origine al cratere Mojave – 5 milioni di anni – è stata confermata anche da una tecnica detta “conta dei crateri”, che stima l’età geologica di una porzione di suolo in base al numero di crateri grandi o piccoli presenti su essa.

 La composizione chimica

Le shergottiti che appaiono geologicamente più recenti potrebbero aver subito un processo di “reset” della propria età geologica durante i processi di rottura e fusione derivanti dall’impatto, ipotizzano gli scienziati.

Ma c’è di più. Le analisi mineralogiche compiute dalla sonda Mars Express e dal Mars Reconnaissance Orbiter della Nasa hanno rinvenuto nelle rocce del cratere Mojave tracce di pirosseno e olivina, due minerali comunemente presenti nelle meteoriti marziane cadute sulla Terra.

Se è vero che un indizio non fa una prova, i diversi indizi accumulati in questo studio fanno quanto meno pensare. Perché se quanto asserito dagli scienziati di Oslo fosse vero, vorrebbe dire che tra le mani abbiamo prove di un passato geologico marziano molto più remoto di quanto credessimo. Ulteriori studi occorreranno però per verificare l’attendibilità di questi dati, che non hanno incontrato il favore di diversi esponenti della comunità scientifica.

Fonte

Curiosità: Sulla Luna ci sono maree terrestri?

Dopo la serata osservativa lunare di ieri, 8 Marzo, perchè non affrontare qualche curiosità? 😀

Luna scattata l'8 Marzo durante una serata osservativa. La foto è stata realizzata attraverso un cellulare Samsung S4 + snapzoom da Massimo dell'associazione astrofili Vega

Luna scattata l’8 Marzo durante una serata osservativa. La foto è stata scattata con un cellulare Samsung S4 e l’adattatore Snapzoom. (Massimo dell’associazione astrofili Vega )

Sulla Luna ci sono maree terrestri?

La forza di gravità della Luna si manifesta sulla Terra sotto forma di maree liquide, che fanno aumentare e diminuire quotidianamente il livello della superficie dei mari (ma anche di maree “solide” che deformano lievemente la crosta terrestre). Questi fenomeni hanno degli analoghi sulla Luna, quale conseguenza dell’azione della forza di gravità della Terra su di essa.

Deformata

Sulla Luna non ci sono oceani liquidi, quindi non ci sono maree come le nostre. Però l’attrazione della gravità terrestre si manifesta per esempio nel fatto che la Luna è… deformata: le sue dimensioni, nella direzione della congiungente Terra-Luna, sono di 4 km maggiori che in quella perpendicolare. Questo leggero schiacciamento ha origini molto antiche: si venne a creare quando la Luna era ancora giovane, calda e quindi facilmente “plasmabile” dall’azione gravitazionale della Terra. Un altro effetto di marea terrestre sulla Luna riguarda il rallentamento della rotazione del nostro satellite: un tempo, la Luna non rivolgeva alla Terra sempre la stessa faccia come fa ora. È stata la gravità terrestre a rallentarne la rotazione, sincronizzandola con il suo moto orbitale attorno al nostro pianeta.

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Andromeda: collisioni in vista alla periferia galattica

Galassia di andromeda e dettaglio delle galassie satelliti. Immagine scattata da Filippo - Astrofili Soglianesi Vega

Galassia di andromeda e dettaglio delle galassie satelliti. Immagine scattata da Filippo – Astrofili Soglianesi Vega

Gli astronomi sanno da tempo che la storia del nostro universo è segnata da episodi catastrofici come gli scontri tra galassie. Un po’ meno lo sa il grande pubblico, che continua a immaginare il cosmo come un insieme immutabile e perfettamente regolare, sostenuto peraltro in questa ingenua visione dalla bellezza di osservazioni notturne, come quelle di queste notti invernali, che a tutto fanno pensare fuorché a delle catastrofi di grandi dimensioni.

In realtà la configurazione dell’universo, così come ci è rivelata oggi dai potenti strumenti moderni come il telescopio spaziale Hubble, è il risultato, provvisorio, di un cammino evolutivo dove le colossali collisioni galattiche hanno svolto un ruolo importante. Le galassie infatti – secondo le più aggiornate ricostruzioni degli astrofisici – sono nate mediamente piccole; poi, mentre procedeva l’espansione cosmica cui è soggetto lo spazio-tempo e tutto ciò che contiene, hanno iniziato a scontrarsi e ad ogni scontro la “vincitrice” si ingrandiva a spese della vittima. E più una galassia diventava grande, più aumentava la sua capacità di attrarre gravitazionalmente verso di sé altre galassie minori, distruggendole e inglobandole. È quello che, con espressione un po’ macabra, viene a volte indicato come “cannibalismo galattico”.

Il frutto di tali “incidenti” non è sempre la totale distruzione delle piccole malcapitate; il più delle volte la galassia sconfitta resta legata all’altra tanto da diventarne una galassia “satellite”. Anche la vincitrice comunque, come in tutti i combattimenti che si rispettino, non esce totalmente indenne: reca i segni della lotta mostrando delle deformazioni rispetto alla forma originaria geometricamente perfetta ed elegante; ad esempio, molte galassie a spirale vedono uno dei loro bracci allungarsi verso la satellite, rompendo la precedente armoniosa simmetria. Col tempo spesso molte ferite si rimarginano e così la galassia principale ritrova il suo equilibrio dinamico e assume le forme spettacolari che telescopi ci rivelano e che l’occhio spaziale di Hubble ha fotografato per noi rendendocele familiari.

Quello che non era ancora stato registrato erano collisioni in epoche recenti tra piccole galassie. Ed è quello che hanno individuato i ricercatori del Niels Bohr Institute, dell’Università di Copenhagen, osservando e studiando i satelliti della più famosa delle galassie, la bellissima Andromeda (la M31 del catalogo Messier, o la NGC 224 del catalogo NGC).

La galassia di Andromeda è una grande galassia a spirale, come la nostra Via Lattea, dalla quale dista “solo” 2,3 milioni di anni luce. Può essere vista a occhio nudo nelle notti serene, tra il quadrato di Pegaso e Cassiopea. Non si possono però certo vedere a una semplice occhiata i satelliti dei quali anche lei, data la sua lunga carriera cosmica, è provvista. La Galassia di Andromeda è infatti circondata da uno sciame di piccole galassie; gli astronomi ne hanno contate più di venti e hanno, con poca fantasia, dato loro nomi come Andromeda I, II, III, IV ecc. Ora gli astronomi dell’Università di Copenhagen, che operano presso il Dark Cosmology Centre, hanno iniziato a studiarle da vicino e hanno puntato i riflettori su Andromeda II, una galassia sferoidale nana che si trova in un’orbita distante circa 600.000 anni luce dal centro della galassia madre ed è molto piccola, di dimensioni enormemente inferiori a quelle della Via Lattea: corrisponde infatti a circa dieci milioni di masse solari, contro i più di cento miliardi di Andromeda o della nostra galassia.

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Immortalata la nascita di una stella

Il team del telescopio spaziale Hubble ha diffuso una nuova foto di HH 909A, un oggetto di Herbig-Haro che circonda una stella in formazione all’interno della nube molecolare del Camaleonte, vera e propria fucina di giovani stelle

Immagine: Gas e Plasma espulsi da una stella in formazione

Sembrano le esili ali di una farfalla, ma sono in realtà enormi getti di gas e plasma espulsi da una stella in formazione.  Questa nuova suggestiva immagine, catturata dal telescopio spaziale Hubble, testimonia il processo di formazione stellare  all’interno della nube molecolare del Camaleonte.

I sottili flussi di gas espulsi dalle stelle in formazione creano una debole nebulosa che prende il nome di oggetto di Herbig-Haro (in questo caso l’etereo oggetto catturato in foto è stato battezzato HH 909A). Questi giochi di luce si formano durante lo scontro tra il gas dei getti, estremamente veloci, e le dense nubi di  gas e polveri che circondano la futura stella.

 

E se all’album fotografico della neonata stella non potremo probabilmente aggiungere molte altre diapositive,  visti i tempi astronomici, potrà essere possibile però osservare nei prossimi anni diversi cambiamenti nella nube. Gli oggetti di Herbig-Haro sono infatti strutture dalla breve durata, che si evolvono piuttosto velocemente. Queste strutture sono molto comuni nelle regioni di formazione stellare, come la Nebulosa di Orione, o la nube molecolare del Camaleonte rappresentata in foto. In quest’ultima gli astronomi nel corso degli anni hanno osservato diversi oggetti di Herbig-Haro, la maggior parte dei quali creata dai getti espulsi da stelle con massa simile a quella del Sole.Il telescopio spaziale Hubble è nello spazio dal 1990, e nonostante l’avvicinarsi del lancio del ben più potente James Webb Space Telescope (previsto per il 2018), continua a fornire informazioni preziose ai ricercatori (e immagini spettacolari agli appassionati).

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